IL CORAGGIO DI ANDARE SINO IN FONDO da Il Tempo
| di ROBERTO ARDITTI Tra le numerose questioni che agitano la scena politica c'è la verifica della correttezza dei risultati elettorali, questione che giace trascurata in Parlamento e che questo giornale ha riportato in prima pagina negli ultimi giorni. Lo stato dell'arte è semplice e complesso al tempo stesso. Semplice se consideriamo che la legislatura è ormai iniziata da oltre un anno, pur avendo preso il via con assetti parlamentari basati su risultati di sostanziale parità tra gli schieramenti. Complesso se consideriamo che gli elementi di perplessità sui risultati dello scorso anno sono diversi. E proprio perché sono diversi, essi paiono capaci di consegnare un diverso risultato finale, qualora indagati con scrupolo e completezza. A questo punto però occorre considerare qual è l'interesse collettivo, atteso che la ricerca della verità è comunque obiettivo d'importanza fondamentale. Forse allora è di una qualche utilità osservare la questione dal punto di vista delle due coalizioni, per cogliere alcuni aspetti che sono essenzialmente politici. Cominciamo dalla maggioranza. Il centrosinistra ha sempre alzato un muro di critica ogni qual volta dal centrodestra qualcuno ha dedicato attenzione all'argomento. Così è stato anche in questi giorni, quando a tornare sul tema è stato Gregorio Fontana (Fi). Cosa dice Fontana? Dice che la proiezione su scala nazionale dei primi riscontri induce a ritenere che il risultato proclamato potrebbe non corrispondere a verità. Dalla maggioranza sono piovuti insulti e sberleffi, fino all'accusa di "golpismo". Sono parole del tutto insensate. Mostrano i nervi a fior di pelle dell'Unione, che già ha tanti problemi e cerca di evitare di aggiungerne di nuovi. Certo è che dai vari paladini del Diritto e della Giustizia ci aspetteremmo ben diverso atteggiamento. Penso ad esempio ad Antonio Di Pietro, ruspante custode della legalità. Perché, caro Ministro, lei non ha tuonato dal primo giorno della legislatura per le scrupoloso verifica, scheda per scheda, di qual è la reale volontà degli italiani? Temo che resteremo senza risposta. Un fatto è comunque certo. Quale che sia l'esito della vicenda, la legislatura ha preso avvio facendo nascere un governo sulla base di equilibri parlamentari precari e poggiati su risultati elettorali risicatissimi e viziati da zone di dubbio, che vanno dalla corretta trasposizione dei verbali in risultati proclamati alla gestione del voto all'estero, senza dimenticare la delicata questione dei voti espressi senza l'uso della matita copiativa, quindi non validi per legge. In definitiva il centrosinistra si deve rassegnare all'idea che alla storia arriva un esito elettorale dubbio, che tale dovrà essere ricordato per sempre. Se invece guardiamo al tema con l'occhio dell'opposizione la prospettiva ovviamente cambia. E qui occorre essere franchi. Le richieste di verifica rapida ed efficace sono giuste. Ma francamente tardive. Oltre il 20% del tempo della legislatura è già trascorso. La questione andava posta subito in modo drastico, magari annunciando la partecipazione dell'opposizione alle sedute d'insediamento ed elezione dei Presidenti, per poi astenersi da ogni lavoro parlamentare fino a controllo di tutte le schede. Berlusconi avrebbe potuto giocare questo ruolo a mani libere, dopo l'insediamento del governo Prodi, sgomberando il campo da ogni accusa di difesa del proprio ruolo di capo del governo. Ciò non è accaduto. Ora la questione mantiene la sua importanza, ma non è più in grado di produrre effetti concreti. E questo non ci piace. |
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