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 5 luglio 2007

Elezioni, risultato come il quarto segreto di Fatima? da www.ilVelino.it

Roma, 4 lug (Velino) - La riconta dei voti in corso alla Camera con ritmi esasperatamente lenti sta producendo esiti parziali che confermano la mancanza di certezze su chi abbia davvero vinto le elezioni politiche dello scorso anno. Il Tempo oggi ha reso noti i contenuti di un dossier riservato elaborato dal deputato di Forza Italia Gregorio Fontana che segnala come, sulla base del campione sinora analizzato dai membri della Giunta per le elezioni di Montecitorio, la differenza tra le due coalizioni si sia già ridotta a una soglia di tremila voti. Lo stesso Silvio Berlusconi ha commentato gli sviluppi della situazione con una lapidaria battuta, riferita alle resistenze dell'Unione verso il riconteggio: “Hanno paura dei dati veri”. Il margine di vantaggio del centrosinistra tende ad assottigliarsi, perché il recupero di voti a favore del centrodestra tende ad accentuarsi. Confermando, del resto, un trend che si era già manifestato in occasione di precedenti verifiche, come ha documentato in un saggio recentissimo il sociologo Luca Ricolfi, giunto alla conclusione che “al momento, nessuno è ancora in grado di stabilire con ragionevole certezza chi ha vinto le elezioni del 2006”. Nelle consultazioni in cui si è discusso di presunte irregolarità (Referendum 1946, Politiche 1953, Regionali del Lazio 1995, Politiche 1996, comunali Torino 1997, Politiche 2001) il margine di vittoria di una coalizione è sempre stato infatti nettamente superiore a quello con cui l’Unione avrebbe prevalso l’anno scorso: solo lo 0,06 per cento dei voti. Voti che sarebbe stato possibile aggiungere senza fare i salti mortali. Analizzando la riconta delle schede nulle alle Regionali del Lazio del 1995, delle schede nulle alle Politiche del 2001 e di quelle contestate delle ultime elezioni, infatti, Ricolfi osserva come “in sede di riconta la destra si è riappropriata di un numero di voti più che doppio rispetto alla sinistra”. In base ai tre casi in esame, insomma, “sembra che la capacità di incidere della sinistra” sui risultati elettorali “sia un po’ maggiore di quella della destra”.
Nel dettaglio: alle Regionali del Lazio nel 1995, il candidato di centrosinistra Piero Badaloni aveva vinto con un margine di circa settemila voti (+0,21 per cento) su Alberto Michelini, candidato del centrodestra. Poi, dopo il riconteggio, il margine di vittoria di Badaloni era sceso da settemila a cinquemila preferenze (dallo 0,21 allo 0,16 per cento). Nel caso delle Politiche del 2001, su un campione riesaminato di 337 schede, 227 sono andate alla destra, 110 alla sinistra. Quindi, alle ultime Politiche, in base alle risultanze della Giunta delle elezioni della Camera, delle 1.290 schede contestate solo 499 sono state riassegnate: precisamente 340 (oltre due terzi) alla destra, 159 alla sinistra. Il rapporto di recupero in sede di riconteggio del centrodestra, insomma, risulta essere più che doppio di quello della sinistra (D/S= 2,1). A questo punto, però, denuncia Fontana, se non sarà decisa un’accelerazione, i lavori di verifica non potranno essere chiusi prima di dodici-tredici anni. Servirebbe una modifica al regolamento che consenta di impegnare più deputati, assistititi da personale adeguato, nella riconta delle schede, per giungere rapidamente ad accertare chi avesse diritto, tra i due schieramenti, al premio di maggioranza. E chi abbia vinto le elezioni.

Ed è proprio questo ciò che ha chiesto la Cdl attraverso una proposta di modifica al regolamento della Camera sottoscritta dai rappresentanti di tutti i partiti del centrodestra in Giunta delle elezioni. Per Fontana (FI), Pierfrancesco Gamba (An) ed Emerenzio Barbieri (Udc) si deve infatti estendere a tutti i deputati il potere di riscrutinare i risultati dei seimila seggi (su sessantamila complessivi) già acquisiti dagli Uffici di Montecitorio. "Ci accusano di lavorare poco - osserva il deputato azzurro -. Ecco un'occasione per darsi tutti da fare. E sull'argomento più importante di cui possa occuparsi il Parlamento: stabilire chi ha veramente vinto le elezioni, e accertare se dunque non sia in carica da un anno un governo abusivo". Fontana aggiunge poi che solo di fronte ad una così massiccia moltiplicazione dei comitati di verifica sarebbe ragionevole prendere in considerazione la riduzione del campione. "In quel caso - chiarisce - il combinato disposto delle due decisioni potrebbe infatti consentirci di terminare i lavori in tempi molto più rapidi".

Nella maggioranza c'è pero chi respinge al mittente la richiesta dell'opposizione quasi in tempo reale. "È un'ipotesi impraticabile - risponde Maurizio Turco, membro della Giunta delle Elezioni per la Rosa nel Pugno -. Perché vorrebbe dire cambiare le regole sulla verifica dei voti con le quali si è andati alle urne. Dovevano pensarci prima. Creando una legge che può assegnare il premio di maggioranza alla Camera anche in virtù di un solo voto in più, era doveroso predisporre a priori diverse modalità di riconteggio delle schede". Turco nell'occasione attacca poi duramente Fontana per il suo dossier sui riconteggi fin qui effettuati. "Chiederò formalmente - dice - che la Giunta delle Elezioni prenda una posizione netta sul falso e fazioso dossier di Gregorio Fontana. Come pure sul fatto che ha violato la riservatezza sui nostri lavori di verifica". "I dati resi pubblici da Fontana sul riconteggio delle schede elettorali - gli fa eco Maria Cristina Perugia, capogruppo di Rifondazione comunista-Se nella Giunta per elezioni della Camera -, non hanno alcuna valenza e vengono usati in maniera strumentale per cavalcare la tesi della truffa elettorale. Le operazioni di riconteggio delle schede sono solo all'inizio. Abbiamo controllato solo una circoscrizione e per tanto qualsiasi proiezione è inattendibile".

Altrettanto pronta però la controreplica di Fontana. "Di fronte ai primi esiti parziali emersi sulle schede verificate - ribatte il capogruppo di Forza Italia nella Giunta delle Elezioni della Camera - si capisce il nervosismo dei colleghi della sinistra. Si capisce meno perché l'onorevole Turco parli di dati falsi e addirittura di golpismo. Di falso non c'é nulla: né i dati, né le proiezioni che peraltro confermano quanto sostenuto da studiosi (Ricolfi, Feltrin, Testa) indipendenti sulla possibilità molto concreta di un risultato elettorale diverso da quello proclamato. Golpista è piuttosto chi volesse governare senza aver vinto le elezioni. Quanto alla riservatezza sui lavori della Giunta, dovrebbe essere interesse di tutti che l'esito delle elezioni del 2006 non si trasformasse nel quarto segreto di Fatima".