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 4 luglio 2007

Dossier riservato di Forza Italia: «Recuperiamo il triplo della sinistra, ma loro rallentano»

di FABRIZIO DELL'OREFICE
L'APPUNTO è scritto a caratteri grandi. Come quelli che vengono inviati a Silvio Berlusconi, che notoriamente non ama relazioni lunghe. Preferisce testi stringati. Poche parole e qualche numero. E i numeri parlano chiaro: la riconta dei voti che sta effettuando la Camera dei deputati ha portato a un sostanziale pareggio. Il vantaggio di poco meno di 25mila voti conquistato dal centrosinistra si è già assottigliato a meno di tremila. E la tendenza è di una continua rimonta del centrodestra e la differenza si assottiglia sezione dopo sezione. I dati fanno parte di un dossier riservato di Forza Italia preparato da Gregorio Fontana, capogruppo degli azzurri nella giunta per le elezioni della Camera, in pratica l'«uomo della riconta». Forse l'ultimo uomo della riconta, visto che Fontana, uno dei giovani emergenti degli azzurri, è il deputato a cui Silvio Berlusconi ha affidato il disperato compito di provare ad avere ragione nelle verifiche sebbene la maggioranza, nel senso dell'Unione, gli sia tutta contro. Ma i numeri, almeno quelle che emergono dalle schede, gli stanno dando onore. E l'azzurro silenziosamente sta provando a dare battaglia. Silenziosamente anche perché i componenti della Giunta sono tenuti a un vincolo di segretezza. Nel report spiega presumibilmente al Cavaliere (c'è la firma ma non il destinatario) lo stato dell'arte, e si sfoga anche un po'. E lo può fare solo con il suo leader, l'unico ad non essersi mai arreso alla sconfitta. «Dopo otto mesi di ostruzionismo della sinistra - la verifica delle schede è iniziata dalla fine del gennaio 2007 - si legge nel dossier riservato - Essa comprende un primo campione su base nazionale di seimila sezioni pari al 10% del totale, più tutte le sezioni dove vi siano state delle segnalazioni di anomalie. In base al regolamento della Camera, il Comitato di Verifica, costituito da un parlamentare per ogni gruppo, lavora di fatto come seggio elettorale, procedendo a un nuovo spoglio delle schede valide, bianche e delle nulle, nonché all'esame dei relativi verbali e tabelle di scrutinio». Di qui la prima annotazione: «Questo significa che i tempi sono inevitabilmente lentissimi, e a renderli ancora più lenti è il poco entusiasmo della sinistra». Di questo passo si finirebbe nel 2019. Infatti, è scritto nell'appunto: «Continuando con il ritmo attuale, ci vorrebbero circa 12 anni solo per completare il campione del 10%!». A Berlusconi viene quindi spiegata la situazione: «Tuttavia i risultati ottenuti fin qui evidenziano una tendenza di netto recupero della CdL. Proiettati su base nazionale, porterebbero il centro-destra a recuperare 21.942 voti. Quindi il divario fra le due coalizioni scenderebbe da 24.775 voti (0,06%) a 2.813 (0,007%). Un margine così piccolo - si rileva nel dossier -, ricavato da una proiezione, evidentemente impone il riconteggio di tutte le schede, confermando le preoccupazioni che avevamo manifestato fin dall'inizio». La seconda parte del report riservato contiene un grido di allarme: «In ogni caso, con gli attuali ritmi di verifica, il controllo non potrebbe mai terminare in tempo utile. E quindi, se la verifica dev'essere una cosa seria, occorre cambiare modalità. È noto che la Costituzione all'art. 66 assegna alla Camera il potere esclusivo di verifica del risultato elettorale». L'autore dell'appunto suggerisce: «Potremmo quindi chiedere una modifica dei regolamenti parlamentari della Camera che permetta di impegnare nel lavoro di verifica altri parlamentari, così da costituire non uno, ma cento o centocinquanta seggi, composti da deputati e da un congruo numero di personale che consenta una adeguata assistenza nel riconteggio. Solo così sarà possibile completare la verifica in termini ragionevoli. Questa proposta metterebbe alla prova la sinistra sulla reale volontà di procedere a una seria verifica». La situazione tanto confusa che la stessa Camera, almeno ufficialmente, non ha mai reso noti i risultati delle elezioni politiche. Lo ha fatto con un documento che conteneva un errore e infatti fu rapidamente ritirato. Intanto dalla prima verifica, che è stata effettuata soprattutto sulle sezioni di Lazio 1, si intuisce che il centrodestra ha perso 25 voti che moltiplicato per le 135 sezioni controllate del campione e proiettate sulle 60mila totali porta a una perdita di 11mila voti. L'Unione invece ne perde 75 di preferenze che in proiezioni fanno a una riduzione di 33mila voti. Dunque, la differenza totale non sarebbe più di quasi 25mila voti ma di meno di tremila. Che tendono a scendere perché, nel frattempo, la Giunta della Camera ha controllato un'altra quarantina di sezioni. E la forbice s'è ridottta ancora. Ancora.