Schede bianche, chi ha imbrogliato chi
Spudorati. Non c’è altro termine per definire l’ultima sortita della sinistra che – attraverso il settimanale Diario di Enrico Deaglio - sta per lanciare l’accusa di “grande broglio elettorale” rivolta, ovviamente, a Forza Italia che il 9 e il 10 aprile avrebbe mosso il Viminale per danneggiare il centrosinistra. “Elezioni 2006, l’ombra dei brogli”, ha già titolato in prima pagina l’Unità.
“Nella notte del voto sparirono le schede bianche...” è il titolo con il quale il quotidiano diessino sintetizza il contenuto dell’articolo, e i puntini di sospensione lasciano presagire chissà quali clamorosi colpi di scena. In realtà, l’inchiesta di Diario parte dalla constatazione del drastico calo delle schede bianche – peraltro ritenuto fisiologico da molti analisti - calo che si accompagnerebbe a un’ulteriore anomalia: il buon risultato ottenuto da Forza Italia.
“Guarda caso, gli unici dati sbagliati rispetto alle previsioni degli exit polls - afferma Deaglio - riguardano da un lato le schede bianche, che erano state segnalate nella norma, dall’altro il dato che riguarda Forza Italia. Per il resto gli exit polls avevano azzeccato tutto”.
Secondo questa teoria, la percentuale delle schede bianche sarebbe costante - tra l’1 e il 2 per cento - in tutte le regioni, mentre la casa delle Libertà ha in più occasioni fatto notare il più basso numero di schede bianche registrato nel Lazio e in Campania, dovuto molto probabilmente alla “mobilitazione generale” decisa dal coordinamento dell’Ulivo con un accalorato “appello alla vigilanza” nella notte dello scrutinio.
E, guarda caso, proprio la Campania risultò decisiva per le sorti delle elezioni. La tesi sostenuta da Deaglio è abbastanza fantascientifica: basterebbe inventare un piccolo software capace di deviare i dati delle schede bianche a un raggruppamento politico per alterare le elezioni. E questo sarebbe accaduto per favorire Forza Italia.
Si tratta di argomentazioni basate sul nulla e prive di ogni riscontro, dunque ben oltre i limiti della diffamazione. Non va mai dimenticato che gli unici brogli emersi alle ultime politiche – e oggetto di un’inchiesta della magistratura - sono quelli relativi al voto degli italiani all’estero, e tutti rigorosamente in favore dell’Unione, con tanto di filmati acquisiti agli atti come elemento di prova.
La sensazione è quella di una manovra preventiva per alzare una cortina fumogena sulle irregolarità del centrosinistra che potrebbero emergere in tempi ormai brevi dalla giunta delle elezioni. Ma è un’operazione dal fiato corto, funzionale solo a respingere le richieste di riconteggio dei voti validi avanzate da Forza Italia e da tutta la CdL – come ha sottolineato Calderisi. Le irregolarità si commettono nei seggi, dove il centrosinistra è da sempre molto ben rappresentato.
Dopo la chiusura delle urne, le schede vanno alle Corti d’appello, alla Cassazione e alle Camere: il Viminale non c’entra nulla, perché si limita a sommare i dati che arrivano dalle Prefetture (non a caso, la proclamazione ufficiale del risultato elettorale arriva dalla Cassazione). E nel caso delle ultime elezioni i dati ufficiali hanno confermato quasi alla virgola quelli ufficiosi del ministero dell’Interno.
Mentre le verifiche a campione in corso sulle schede bianche e nulle indicano la possibilità di spostamenti significativi a vantaggio del centrodestra.
Ma c’è un ultimo dato da sottolineare: nelle elezioni di aprile non solo le schede bianche, ma anche le nulle sono drasticamente diminuite, probabilmente per la semplificazione del voto che si è determinata con la nuova legge elettorale.
E poi, se le cose stanno come dice Deaglio, come mai l’Unione sta ritardando in tutti i modi non solo il controllo dei voti validi, ma anche il riconteggio delle schede bianche e nulle? Quando la sinistra è in difficoltà, va sempre all’attacco, ma la sortita sui brogli potrebbe rivelarsi un boomerang.